Fa parte della nostra splendida natura umana sentirci soli,
come quando lasciamo il sentiero tracciato dagli altri
per seguire il nostro.
È lì che iniziamo a camminare al ritmo del nostro passo,
scoprendo un percorso che parla solo di noi.
Ed è giusto così.
Abbiamo bisogno di questi momenti,
perché la creatività è un vento che non può essere intrappolato.
Di tanto in tanto, con il coraggio che ci appartiene,
spicchiamo un salto fuori dal cerchio sicuro,
oltre il familiare, verso terre nuove e sconosciute.
Ogni passo è una piccola benedizione,
che allarga il nostro orizzonte
e porta bellezza anche al panorama del mondo interore.
In quei passi incontriamo emozioni fresche,
una danza di eccitazione,
timore e curiosità .
Eppure continuiamo a muoverci avanti,
perché se a guidarci è la nostra creatività ,
non saremo mai davvero soli.
La nostra autenticità brillerà come una luce,
richiamando altre luci intorno a noi,
e il tempo della condivisione tornerà ,
più ricco e luminoso.
A volte, però,
la solitudine ci fa paura.
La confondiamo con un deserto arido,
con un allontanamento.
Temiamo che significhi essere rifiutati,
o non avere più un posto dove sentirci parte.
E così scegliamo di restare nel solco tracciato,
lasciando il nostro sentiero inesplorato.
Ma ecco il paradosso:
è proprio lì che nasce il vero distacco,
quando ignoriamo la nostra strada
per paura di essere troppo lontani.
Seguire il nostro cammino è un dono,
un atto di autenticità e fiducia.
Durante il mio viaggio in India, nel Kerala,
ho visto qualcosa che ti entra dentro senza chiedere permesso.
I Templi… non sono solo luoghi di preghiera.
Sono piccole magie costruite con geometrie sacre,
pensate per fare una cosa semplice e potente:
riordinarti dentro.
Tu entri…
e all’improvviso qualcosa si riallinea.
Lo sguardo si apre,
leggero,
come se avesse fatto stretching senza che tu te ne accorgessi.
La percezione cambia.
La vita, piano piano, prende un’altra forma,
come una nuvola che cambia disegno
mentre la guardi.
È lì che ho capito davvero cosa significa cambiare sguardo.
E quanto un gesto piccolo e invisibile possa
cambiare tutto.
L’India non ti chiede di correre.
Ti chiede di fare spazio.
Spazio per ciò che ancora non conosci.
Spazio per ciò che non ha nome,
ma pulsa.
Spazio per la versione di te che bussa piano,
curiosa e un po’ timida.
Spesso pensiamo che cambiare significhi aggiungere:
nuovi obiettivi, nuove abitudini, nuove direzioni.
Ma la mia esperienza
tra colori, profumi e sorrisi imprevisti
mi ha insegnato il contrario.
La trasformazione comincia quasi sempre da una
rinuncia consapevole.
Rinunciare a ciò che ti svuota.
A un’uscita che non ti rappresenta più.
A una relazione che prende più di quanto dia.
A un sì automatico,
quando dentro senti un no.
Non come punizione.
Ma come gesto d’amore.
Ogni rinuncia fatta con presenza crea spazio.
E lo spazio
è il terreno dove accadono le meraviglie.
Quelle che ti fanno sorridere da dentro.
Quelle che ti fanno ridere piano,
come quando una scimmia ti ruba il cocco
e ti ricorda che la vita sa essere buffa
e gentile allo stesso tempo.
E allora entri, respiri, lasci andare…
E scopri che cambiare sguardo non è una fatica.
È un piccolo gioco.
Un invito a vedere il mondo
e soprattutto te stessa
con occhi nuovi,
morbidi,
pronti a ridere e a meravigliarsi.
Ti consiglio vivamente un viaggio in India!
Love, c.
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