Ci sono zone della vita che sentiamo casa.
E altre che evitiamo con cura.
Il silenzio, spesso, è una di queste.
Lo invochiamo quando il rumore ci stanca.
Poi arriva…
e dopo il primo sospiro di sollievo
ci mette un po’ in agitazione.
Perché il silenzio non è affatto vuoto.
È pieno di parole rimandate,
emozioni lasciate a metà,
pensieri che fanno confusione
quando finalmente hanno spazio.
Forse è per questo che lo teniamo a distanza.
Eppure, quando smettiamo di scappare
e gli facciamo posto,
il silenzio cambia tutto.
Cura piano, come un balsamo.
Allarga il respiro.
Ci ricorda dove finiamo noi
e dove inizia il resto del mondo.
Succede anche con le persone che amiamo:
non ascoltiamo solo le parole,
ma anche i silenzi.
E quando ci vogliamo bene davvero,
impariamo a restare
anche nel nostro.
Ad ascoltarlo quando è affollato.
Quando è un po’ caotico.
Quando piano piano
inizia a creare piccoli varchi
tra un pensiero e l’altro.
Fino a quando arriva.
Tranquillo.
Presente.
E si siede con noi.
(O forse siamo noi
a sederci con lui.)
È un po’ come durante una tempesta:
all’inizio c’è rumore ovunque,
dentro e fuori.
Poi le onde si calmano.
E in quel momento
incontriamo un’intimità semplice,
vera.
Con noi.
Il silenzio è come la neve.
Fa poco rumore.
Ma si fa sentire.
Ti risuona?
O sta già sorridendo da qualche parte dentro di te?
Namasté 🙏
love, c.
