RITUALE: IKI – Connessioni con il respiro
12 soglie per abitare il corpo
Abbiamo molti modi di respirare.
E se ci fermiamo ad ascoltare,
ci accorgiamo che il respiro ci somiglia.
A volte è affannato.
A volte curioso.
A volte triste, leggero, pieno.
A volte quasi assente.
A volte sembra persino confuso,
un po’ paradossale.
Proprio come noi.
Conosciamo il respiro come qualcosa da guidare,
da allungare, contare, sostenere.
Lo chiamiamo pranayama
e lo portiamo nella pratica come strumento,
come via.
Ma incontrare il respiro
è un’altra cosa.
È fermarsi.
E ascoltare davvero.
Così com’è.
Adesso.
Senza correggerlo.
Senza migliorarlo.
Senza chiedergli di essere diverso.
È un gesto semplice,
e insieme radicale:
fare spazio a ciò che già c’è.
Continua a leggere
Come aprire una porta dentro di noi
e restare lì,
senza fretta,
in ascolto.
In quello spazio il respiro smette di essere qualcosa da fare
e torna a essere qualcosa da incontrare.
C’è un momento, nell’inspirazione,
in cui il corpo si sente pieno.
Sazio d’aria.
Una pienezza silenziosa,
quasi un piccolo compimento.
Se restiamo lì anche solo per un istante,
può emergere qualcosa da sotto la superficie:
una gratitudine sottile,
senza un motivo.
Come un sorriso
che non ha ancora bisogno di un volto.
Poi arriva l’espirazione.
Non dobbiamo cercarla.
Accade.
E con lei qualcosa si scioglie,
si libera,
si appoggia.
Non è perdita.
È spazio che si riapre.
E poi c’è la pausa.
Quel piccolo vuoto
tra un respiro e l’altro.
Un istante in cui sembra non accadere nulla
e proprio per questo
può accadere tutto.
In quel vuoto
l’inizio e la fine si sfiorano.
E noi restiamo lì.
Senza nome.
Senza forma.
Solo presenza.
Da lì nasce ogni nuovo respiro.
Non perché lo decidiamo.
Perché ci accade.
IKI è questo
(parola giapponese)
Una soglia dopo l’altra,
un respiro dopo l’altro,
un invito ad abitare il corpo
invece di attraversarlo distrattamente.
Dodici soglie per ascoltare.
Per sentire.
Per accorgerci di come tratteniamo,
di come controlliamo,
di come lasciamo andare.
E forse, sotto tutte le nostre strategie,
trovare qualcosa di molto semplice:
noi.
A volte con stupore.
A volte con tenerezza.
A volte con quel piccolo sorriso
un po’ imbarazzato
di chi si accorge
di essere finalmente tornato a casa.
Non è necessario essere presenti.
Non è necessario diventarlo.
La presenza non si conquista.
Si incontra.
A volte basta un respiro.
IKI
Il respiro che ci riporta
a ciò che siamo,
prima ancora di diventare qualcos’altro.
Ogni giorno ti aspetta una piccola soglia.
Cinque minuti.
Non serve altro.
Puoi incontrarla al mattino, prima che la giornata cominci,
oppure più volte al giorno:
al risveglio, nel cuore della giornata
Cinque minuti per fermarti.
Per ascoltare.
Per respirare senza fare nulla.
E poi tornare alla tua giornata.
Senza aspettarti risposte.
Senza cercare illuminazioni.
Perché a volte è proprio quando smettiamo di cercare
che qualcosa arriva.
Una sensazione.
Una parola.
Un ricordo.
Un’intuizione.
Una piccola illuminazione,
quasi invisibile.
Forse scoprirai che il respiro
stava già raccontandoti qualcosa.
E che bastava
fare silenzio abbastanza
per poterlo ascoltare.
Dodici soglie.
Cinque minuti.
Un respiro alla volta.
E poi…
meravigliarsi di ciò che arriva.
Ti tengo la mano se vuoi, love❤️, c.
Nuova Sezione